Gennaio 2026

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59° GIORNATA DELLA PACE

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GIORNATA INTERNAZIONALE DELL’ALFABETO BRAILLE

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FESTA DEL TRICOLORE

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GIORNATA MONDIALE DELL’ABBRACCIO

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GIORNATA INTERNAZIONALE DELL’EDUCAZIONE

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GIORNATA INTERNAZIONALE MEMORIA VITTIME DELL’OLOCAUSTO

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GIORNATA INTERNAZIONALEDELLA CONVIVENZA PACIFICA

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OBIETTIVO DEL MESE

GRATITUDINE VUOL DIRE IMPARARE A DIRE GRAZIE.

IN CHE MODO?

FAR NOTARE CIO’ CHE DI BUONO SI RICEVE

AIUTAREA RIFLETTERE

ESPRIMERE I PROPRI SENTIMENTI

REAGIRE IN MODO POSITIVO

SUGGERIMENTI ATTIVITA’

https://portalebambini.it/educazione-emozioni-gratitudine/

L’albero della gratitudine

Proponiamo un’attività di grande impatto visivo: il “The thank you tree”, altrimenti chiamato “Albero della gratitudine”. Costruiamo con il cartoncino un albero di grandezza adeguata (più o meno 50-70 cm). E’ importante che sia d’impatto, perciò non lesiniamo sui cartoncini colorati. Regaliamogli un bel tronco marrone e magari qualche animaletto che vive tra i suoi rami e persino un bel praticello di erba verde in cui possiamo immaginare di affondare i piedi. Anche il sole giallo e qualche nuvoletta azzurra o bianca non sono da trascurare.

Un albero, dunque, che non ha ancora la chioma perché la chioma, fatta di tante tantissime foglie multicolori (giallo, verde, arancione…), sarà costruita dalla classe. Ogni studente avrà a disposizione un congruo numero di foglie nelle quali esprimerà la propria gratitudine per qualcuno o per qualcosa che l’ha nutrito o nutrita nel corso dei nove lunghi mesi trascorsi insieme.

All’inizio – soprattutto se i ragazzi sono un po’ più grandi (molto spesso i piccoli sono più abituati a guardarsi intorno e a vedere bellezza) – potrà esserci un po’ di imbarazzo e di risatine sommesse, ma noi con grande aplomb, attaccheremo con la gommina appiccicosa le foglie che mano arriveranno – e certamente le nostre -, invitando a popolare il più possibile il nostro albero.

Diamo tempo: ringraziare, come tutte le cose preziose, non è un’attività immediata e necessita uno spazio di cuore che, forse, nella frenesia delle giornate invernali, non è stato considerato. Osserviamo via via con gli studenti la magia della gratitudine e alla fine respiriamo: possiamo leggere insieme qualche foglia, fotografarlo, imprimere bene l’immagine nel cuore.

Alla fine possiamo donare agli studenti tre foglioline prese a caso. Non sarà il “loro” grazie, forse, ma non importa: la parola “comunità” deriva dal latino e significa mettere insieme il munus, che è dono e responsabilità.

  Spesso diamo per scontato quello che abbiamo, le cose e le persone che ci fanno STARE BENE o ciò che ci piace fare per il gusto di farlo, anche se non abbiamo risultati eccellenti.

Conversiamo un po’ assieme: imparare a non interrompere, ad ascoltare, a fare domande e interventi pertinenti sono tutte competenze trasversali che si affinano usandole.

Poi lasciamo che gli alunni scrivano da soli:

  • COSE CHE AMO FARE;

  • PERSONE CON CUI AMO STARE;

  • MI SENTO FORTUNATO/A QUANDO…

Elencheranno i loro gusti e desideri, basandosi sulle loro esperienze personali.

Gratitudine e orgoglio

A questo punto chiediamo ai bambini di pensare a come si sentono quando hanno occasione di DARE una mano qualcuno e come si sentono se, invece, RICEVONO un aiuto inaspettato.

Le parole “mi sento bene, felice, contento…” si sprecano. Andiamo oltre e chiediamo se la sensazione sia la stessa in entrambe le situazioni. E finalmente qualcosa si muove.

Convengono tutti che sono entrambe piacevoli, ma sono diverse. Qualcuno azzarda e lancia parole a caso, fino a che una bambina dice «Quando faccio qualcosa di bello mi sento orgogliosa».

Il pensiero ha bisogno delle parole giuste, così proponiamo questo nuovo spunto di riflessione:

  • SONO GRATO PER QUELLO CHE RICEVO;

  • SONO ORGOGLIOSO (o fiero) PER QUELLO CHE FACCIO.

  • questo lavoro terminerà a casa: i bambini avranno una settimana di tempo per colorare e completare  una scheda “Thankfull & Proud”.

  • Creiamo le foglie per il nostro albero

  • I bambini hanno portato le loro foglie, adesso non resta che ritagliarle e completarle con una frase di gratitudine.

  • Sul picciolo scrivono il loro nome; su una foglia scrivono il nome di una persona a cui sono grati e il perché (es: “sono grata a SILVIA perché mi ha prestato i suoi colori”) e sull’altra una cosa o un animale (es: “sono grata agli ALBERI perché ci regalano l’ossigeno”); poi ciascuno la ritaglia e la appende all’albero.

  • Ogni insegnante sa che per consolidare un apprendimento e farlo diventare un automatismo (o una sana abitudine), serve fare esercizio con costanza. Sappiamo anche che gli apprendimenti si fissano meglio se accompagnati da emozioni piacevoli e il ricevere “doni”, in genere, ci piace e ci fa stare bene.

  • Ecco quindi che abbiamo creato, stampato e assemblato per ogni allieva e allievo un piccolo Diario della Gratitudine: annoteranno, ogni sera per 5 settimane, una situazione accaduta nel corso giornata che ha suscitato in loro sentimenti di gratitudine.

  • Qualcuno mi chiede se poi daremo il voto. Il Diario è una cosa personale, noi non lo leggeremo. I bambini non dovranno riportarlo alle maestre, ma conservarlo.

Conclusione

Questo percorso, nato per aiutare gli alunni più fragili ad accettare la delusione per una verifica che si è rivelata piena di errori, ci ha coinvolte per quasi tre mesi.

In queste settimane siamo cresciute anche noi, assieme agli alunni.

  • La CONSAPEVOLEZZA fa che riusciamo ad accettarci per quello che siamo, anche con le nostre debolezze e nostri errori.

  • La GRATITUDINE ci dà forza quando realizziamo che non siamo soli, ci mette di buon umore e ci infonde ottimismo.

  • L’ORGOGLIO ci ripaga della fatica, del tempo e delle delusioni, dà valore all’impegno e alimenta quella che chiamiamo una “sana” AUTOSTIMA, ovvero quella voce interiore che ci sussurra “ce la posso fare, anche se dovessi riprovare cento volte, ce la farò”. 

Nella nostra idea di autonomia c’è la capacità di sentirsi padroni della propria vita.  Il mio obiettivo è rendere le bambine e i bambini tanto forti da comprendere che un’insufficienza scolastica, un episodio di bullismo, un tradimento o una qualunque sconfitta restano dei brutti eventi che infastidiscono, ma che non distruggono come persone.

Desideriamo che i miei bambini, nel tempo che trascorrono con noi, interiorizzino almeno due principi fondamentali:

1) che una persona è qualcosa di più delle sue azioni;

2) che esiste sempre anche un altro punto di vista oltre al nostro. 

Posso perdere ma non sono un perdente, posso sbagliare ma non sono sbagliato; le persone possono dire di me quello che vogliono: se lo fanno solo per ferirmi io non li sento, se lo fanno per aiutarmi a crescere, li ringrazio. 

In ogni caso non mi faccio demolire e non sento il bisogno di demolire nessuno.

Se come maestre ci poniamo l’obiettivo di aiutarli a raggiungere gli obiettivi ministeriali e dei libri di testo, come “educatrici” speriamo di aiutarli a sviluppare una personalità equilibrata, una sana autostima che li renda solidi ma anche umili, in grado di imparare dai propri errori, di dare e chiedere aiuto ma soprattutto di ringraziare